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La fotografia non è solo tecnica,
è un linguaggio

“Il tuo linguaggio fotografico racconta sempre chi sei”

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Toro de Osborne fotografato all'alba, immagine in bianco e nero
Toro de Osborne fotografato all'alba, immagine in bianco e nero
Toro de Osborne fotografato all'alba, immagine in bianco e nero
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OLTRE LA TECNICA

La fotografia non è soltanto ciò che vediamo, ma il modo in cui scegliamo di interpretare il mondo.

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I PHOTO TOURS
SONO SOLO UN PRETESTO

Per molti, viaggiare significa semplicemente cambiare Paese.  Per me, invece, significa cambiare sguardo.


È per questo che organizzo i miei Photo Tours.

 

La fotografia è il linguaggio che ci insegna a osservare, a comprendere il mondo e a scoprire un modo nuovo di guardare la realtà.

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PHOTO TOURS 2026

Ogni viaggio racconta una storia diversa, ma tutti condividono lo stesso sguardo.

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CAMBOGIA DA NORD A SUD

Ottobre - Novembre - Dicembre 2026

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CAMBOGIA CULTURE AI MARGINI

Ottobre - Novembre - Dicembre 2026

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MAURITANIA

11 - 21 Novembre 2026

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PHOTO TOURS 2027

Ogni viaggio racconta una storia diversa, ma tutti condividono lo stesso sguardo.

Scopri il Photo Tour
CAMBOGIA DA NORD A SUD

Gennaio - Febbraio - Ottobre - Novembre - Dicembre 2027

Scopri il Photo Tour
CAMBOGIA CULTURE AI MARGINI

Gennaio - Febbraio - Ottobre - Novembre - Dicembre 2027

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ESPAÑA INFINITA

21–28 marzo 2027

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EGITTO SINAÌ

Aprile 2027

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CANARIAS

Maggio 2027

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ISTANBUL

23 luglio – 29 luglio 2027

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MÉXICO

27 ottobre – 7 novembre 2027

Scopri il Photo Tour
MAURITANIA

11 - 21 novembre 2027

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IL METODO

Prima di parlare di fotocamere, parliamo di persone.
Prima di cercare una fotografia, impariamo a osservare.
Prima di scattare, impariamo ad aspettare.
Perché una grande fotografia non comincia mai con un click.

OSSERVARE

Ogni fotografia nasce molto prima di alzare la fotocamera.

Osservare significa fermarsi, smettere di cercare immagini e lasciare che sia il mondo a cominciare a parlare.

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ASPETTARE

La fretta produce fotografie.
La pazienza costruisce storie.
Aspettare non significa perdere tempo.
Significa dare alla realtà la possibilità di sorprenderti.

COMPRENDERE

Nessuna comunità esiste per essere fotografata.
Prima di realizzare un'’immagine, cerco di capire chi ho davanti, come vive e che cosa posso imparare da quella persona.

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FOTOGRAFARE

Solo allora, e non prima, nasce la fotografia.

 

Non come un trofeo. Né come una collezione.


Ma come la naturale conseguenza di tutto ciò che hai vissuto.

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La tecnica si può insegnare in pochi giorni. Imparare a guardare, invece, può richiedere un'intera vita.

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Perché OssErvo

Non viaggio per fare fotografie. Conosco il mondo per poterlo fotografare

Marcos Domingo osserva il mondo attraverso la fotografia
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La storia delle onde

Da bambino pensavo che le onde seguissero un ritmo perfetto.
Credevo fossero tutte uguali, che bastasse aspettare per sapere quando sarebbe arrivata la successiva.


Un giorno presi la macchina fotografica di mio padre e cercai di
fotografare l'istante esatto in cui l'acqua accarezzava la riva.


Guardando attraverso il mirino scoprii qualcosa che avrebbe
cambiato per sempre il mio modo di intendere la fotografia: nessuna onda era uguale a quella precedente.


Quel giorno capii che la macchina fotografica non serviva soltanto a scattare fotografie. Serviva a osservare il mondo con un'attenzione che i miei occhi, da soli, non erano mai riusciti a raggiungere.


Da allora continuo a fare esattamente la stessa cosa. Viaggio,
osservo e aspetto. Non per collezionare immagini, ma per
comprendere un po' meglio il mondo che ho davanti.

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VOLCANIC SAND Collection by Marcos Domingo Sanchez

46 anni dopo, la vita mi riportò su una spiaggia.


Questa volta non ero più un bambino. Ero un uomo che stava salutando una fase della propria vita.


Mentre le onde disegnavano forme effimere sulla sabbia vulcanica, capii che stavo ancora fotografando esattamente la stessa cosa che avevo fotografato da bambino.


Non cercavo la perfezione.


Cercavo di comprendere ciò
che stava cambiando.

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Ciò che desidero condividere

Non voglio soltanto che tu torni da un viaggio con fotografie
migliori.

​

Voglio che tu torni con domande migliori.

​

Che tu scopra che osservare è più importante che scattare. Che tu capisca che ogni persona possiede una storia prima di diventare un'immagine.

​

E che tu trovi un modo di fotografare che non assomigli al mio, ma al tuo.

​

Caro viaggiatore, desidero aiutarti a scoprire l'artista che è dentro
di te, a imparare ad ascoltarlo e a lasciare che sia la tua fotografia
a dare voce al suo sguardo.

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La fotografia non ha cambiato il mio modo di guardare. Mi ha insegnato che, in realtà, non avevo mai smesso di osservare. Forse è proprio per questo che continuo a viaggiare.

Perché, per me, viaggiare ha sempre significato cambiare sguardo.

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STORIES

Ogni viaggio finisce. Le storie mai.

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Ogni fotografia
racconta una storia

Ci sono storie che non sono mai finite in una brochure.


Conversazioni iniziate molto prima di prendere in mano la macchina fotografica.


Persone che hanno cambiato il mio modo di comprendere un luogo.


E momenti che meritano di essere raccontati con le parole, perché una fotografia, da sola, non riesce mai a raccontare tutto.

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Scopri il Photo Tour
IL LIBRO DI UNA VITA

​

Scopri il Photo Tour
LA SPIAGGIA CHE PORTAVA IL MIO NOME

​

Scopri il Photo Tour
LA LOTTERIA

​

Scopri il Photo Tour
LA PRIVACY IN PUBBLICO

​

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IL JOURNAL

Riflessioni sulla fotografia, sulla creatività, sul viaggio e sul modo in cui osserviamo il mondo.

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Anche riflettere fa parte
del viaggio

Da anni scrivo di fotografia, creatività, arte, psicologia e viaggi.

​

Non per offrire risposte.

​

Ma per condividere le domande che continuano ad accompagnarmi ogni volta che alzo la macchina fotografica.

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Tornati diversi

Scopri il Photo Tour
Federica · Italia

Sono partita pensando di imparare la fotografia. Sono tornata scoprendo che da anni avevo smesso di fermarmi a osservare. Da allora fotografo molto meno, ma ho la sensazione di vedere molto di più.

Scopri il Photo Tour
Roberto · Italia

Tornavo sempre dai miei viaggi con centinaia di fotografie e la sensazione di aver corso senza fermarmi un istante. È stato il primo viaggio da cui sono rientrato con meno immagini e molti più ricordi.

Scopri il Photo Tour
Sandra · Francia

Pensavo che un buon ritratto dipendesse dalla luce. Oggi so che nasce molto prima, nel momento in cui scegli di avvicinarti a una persona con curiosità e rispetto.

Scopri il Photo Tour
Germano · Italia

Non avrei mai immaginato che una conversazione potesse insegnarmi più fotografia di una lezione sulla composizione. Questo viaggio ha cambiato il mio modo di entrare in relazione con le persone che fotografo.

Scopri il Photo Tour
Laura · Spagna

Ho smesso di inseguire la fotografia perfetta. Ho scoperto qualcosa di molto più prezioso: un modo di guardare che sento davvero mio.

Scopri il Photo Tour
David · Regno Unido

Non ricordo quante fotografie ho scattato. Ricordo le persone che ho incontrato, le storie che ho ascoltato e il silenzio condiviso prima di portare la macchina fotografica all'occhio.

Scopri il Photo Tour
Chiara · Italia

Pensavo di viaggiare per scoprire nuovi Paesi. Oggi credo di viaggiare per scoprire parti di me che, a casa, rimangono silenziosamente addormentate.

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Marcos Domingo fotografato dall’alto sulla costa di Zumaia, tra le rocce con la bassa marea

VIAGGIAMO
INSIEME

Se sei arrivato fin qui, probabilmente non stai cercando un viaggio qualunque.


Stai cercando un modo diverso di guardare il mondo.


Mi farà piacere conoscerti e aiutarti a trovare il Photo Tour più adatto a te.

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SCRIVIMI!

Raccontami chi sei,  che tipo di fotografia ami,  che cosa ti aspetti da questo viaggio...


E, soprattutto, che cosa vorresti scoprire di te attraverso la fotografia.

MODULO DI CONTATTO

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MARCOS
DOMINGO SÁNCHEZ

Marcos Domingo durante la realizzazione di un videoclip a Riotinto, Huelva

Da oltre trent’anni uso la fotografia per comprendere il mondo.

​

Sono nato a Saragozza, ho studiato e lavorato come architetto a Barcellona, come fotografo di prodotto a Milano e ho sviluppato la mia carriera nella fotografia di moda durante gli anni vissuti a Parigi. È stata anche la capitale francese ad aprirmi le porte verso una dimensione più intima e artistica della fotografia. Gli anni trascorsi a Londra, invece, hanno portato una dimensione internazionale sia al mio lavoro nella fotografia e videografia di moda, sia alla mia ricerca artistica.

​

Ma, guardandomi indietro, mi accorgo che tutte queste esperienze avevano qualcosa in comune.

​

Non ho mai fotografato per creare immagini.

Ho sempre fotografato per imparare a guardare.

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UNA VITA GUIDATA
DALLA CURIOSITÀ

Prima di viaggiare per il mondo, avevo già iniziato a viaggiare ogni giorno della mia vita, dentro la mia immaginazione.

​

Il tragitto verso la scuola, un viaggio in macchina, anche solo per andare a casa di un parente nella mia stessa città, oppure per raggiungere il mare durante le vacanze: ogni spostamento era per me un viaggio, un’occasione per immaginare mondi diversi. A volte erano mondi magici, altre volte erano semplicemente possibilità, scenari che prendevano forma guardando fuori dal finestrino, osservando le nuvole o la luce di quella particolare giornata.

​

Per molti, viaggiare significa cambiare Paese. Per me ha sempre significato cambiare sguardo.

Ricordo le ore trascorse a osservare il mare. Credevo che le onde seguissero un ritmo perfetto, finché una macchina fotografica non mi costrinse a guardarle davvero.

​

Fu allora che scoprii che la fotografia poteva fare qualcosa di molto più importante che creare immagini.

​

Poteva insegnarmi a comprendere.

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LA LUCE

La professione dei miei genitori era la luce. Avevano un negozio di illuminazione di oltre 200 metri quadrati, con il soffitto completamente ricoperto di lampade, così fitte da non lasciare quasi un millimetro libero tra l’una e l’altra. Facevano anche studi illuminotecnici per i clienti e ricordo quella grande attenzione alla luce come parte della mia quotidianità.

​

Ma mio padre aveva anche un’altra professione che era anche la sua passione: la fotografia.

​

Nei sotterranei del negozio aveva costruito una vera camera oscura. Era uno spazio enorme, con scaffali pieni di riviste fotografiche nazionali e internazionali, la zona per lo sviluppo, gli scaffali con i prodotti chimici e tutti gli strumenti necessari, l’ingranditore, la luce rossa, i negativi appesi ad asciugare, quel piccolo asciugacapelli rosso, l’odore dei chimici, l’umidità, il termometro appeso alla parete, il cronometro e le bacinelle dove, passo dopo passo, un’immagine diventava reale.

​

Anni dopo, l’architettura mi ha insegnato a pensare lo spazio. Geometrie, volumi, texture, materiali, misure, proiezioni, costruzione, fisica, chimica, composizione geologica dei terreni, storia, arte. Anche l’architettura, in fondo, era un modo di imparare a osservare e a comprendere ciò che mi circondava.

​

Poi è arrivata Milano, che ha finito per unire molti di questi mondi.

​

Accanto a Luca Ugolini è tornata nella mia vita la fotografia di mio padre, insieme alla luce e all’illuminazione che avevo conosciuto nel loro negozio. Il novanta per cento dei nostri clienti erano aziende produttrici di illuminazione.

​

Ugolini mi ha insegnato la tecnica, ma soprattutto il rispetto per un lavoro ben fatto, lo stesso principio che i miei genitori ci avevano trasmesso fin da piccoli.

 

Mi ha mostrato anche la generosità che dovrebbe esistere in questa professione: condividere, insegnare, mostrare.

​

È stato un maestro.

​

E ho capito che saper usare una macchina fotografica non significa necessariamente avere qualcosa da raccontare.

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LE PERSONE

A Milano, Luca Ugolini è stato fondamentale per il mio ingresso nella fotografia professionale, aiutandomi a lasciare alle spalle quella che fino ad allora era stata poco più di una passione.

​

Ma non posso dimenticare Roberto e, soprattutto, Fabrizio, proprietari e designer di JOOST. Con Fabrizio ho capito che la moda è qualcosa di molto più complesso che vestirsi. Con lui ho imparato a conoscere i tessuti, la confezione, il modellismo, le forme, il modo di adattare uno stile e le tendenze. Ho imparato la moda.

​

La sua generosità è stata fondamentale per costruire quella base di conoscenze di cui avevo bisogno per iniziare il mio percorso nella fotografia di moda.

​

E la mia carriera non sarebbe stata possibile senza tutte le persone che, attraverso le loro agenzie di moda, mi hanno dato le prime opportunità. E, naturalmente, senza tutti i modelli che hanno posato per me con assoluta generosità, talento e fiducia.

​

Poi è arrivata Parigi e il mio modo di fotografare è cambiato ancora una volta, anche grazie a un fotografo di moda già affermato come Marco Marezza.

​

Una sua critica, durante una serata di festa a casa mia, avrebbe segnato un prima e un dopo.

​

«Marcos, sai che ti stimo molto. La tua tecnica fotografica è impeccabile. La tua comprensione della luce è assolutamente innata.

 

Ma le tue foto fanno cagare.

​

Fotografi i modelli come se fossero lattine di bibite. La moda è vita, è movimento, è libertà, è creatività. Rompi le regole e, per favore, togliti quel corsetto da architetto e lasciati andare.»

​

Mai una cattiva critica è stata così costruttiva e mi ha fatto tanto bene.

​

In quel periodo, Ronald Liem, direttore di DAMAN Magazine, si fidò di me e mi diede l'opportunità di iniziare il percorso della rivista.

​

E poi Visori. Una delle persone più creative e dotate di talento che abbia mai conosciuto. Stilista, designer, fotografo, pittore, scultore… un uomo del Rinascimento.

​

Con Visori, Marezza e Ronald ho potuto prendere il volo con i serbatoi pieni e le spalle molto ben coperte.

​

E non posso dimenticare Dirk. Quel compagno, marito e amico che ha sempre creduto in me, che mi ha sostenuto nei momenti peggiori e che è stato una presenza fondamentale anche nei miei momenti di maggiore successo.

​

E poi ci sono stati molti altri: parrucchieri, truccatori, art director, compositori, videografi, modelli, assistenti, fattorini, direttori di laboratorio…

​

Una fotografia non si costruisce da sola. Mi piace dire che è come un tavolo: se anche una sola delle gambe non è funzionale, il tavolo è inutilizzabile.

​

A Parigi ho smesso di cercare soltanto la bellezza. Ho iniziato a cercare le emozioni.

​

Ho scoperto che un ritratto può raccontare molto più di una persona quando smetti di voler controllare ogni cosa.

​

È lì che hanno preso forma anche le mie prime collezioni artistiche, grazie all'influenza di Visori e al sostegno fondamentale di Tanel Bedrossiantz, direttore creativo di Jean Paul Gaultier e di New Madison Models.

​

Fu lui a scoprire la mia collezione Human In Negative e a sostenerla attraverso i suoi contatti.

Forse è per questo che, guardando indietro, penso che le persone siano state una parte fondamentale del mio percorso, tanto professionale quanto personale.

​

Dagli amici ai colleghi, dai collaboratori ai clienti, fino ai fornitori: nessuno costruisce qualcosa da solo.

​

GRAZIE A TUTTI VOI!

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LA LIBERTÀ

Negli anni successivi sono arrivati gli studi, le mostre, le pubblicazioni e i progetti internazionali.

E poi, ancora una volta, Barcellona.

​

Insieme a Dirk Peeters ho fondato DeeBee Group, uno studio di oltre 200 metri quadrati nel cuore del Poblenou, nato dall’idea di riunire in uno stesso luogo una galleria d’arte e uno spazio dedicato alla produzione di moda.

​

La galleria nasceva per dare visibilità ad artisti emergenti e offrire loro le prime opportunità non solo per esporre, ma anche per creare. Non volevo che fosse semplicemente uno spazio espositivo: doveva essere anche uno studio, un luogo di produzione, di incontro e di sperimentazione.

​

Lo spazio dedicato alla produzione ospitava sessioni fotografiche, concerti, sfilate, videoclip e progetti diversi, spesso difficili da collocare in una sola categoria.

​

Poi è arrivata Londra.

​

Per me Londra ha rappresentato un altro grande salto, questa volta verso il mercato anglosassone. Sono arrivati lavori per Value Retail e per altri clienti internazionali, ma anche la prima mostra monografica dedicata a Human In Negative alla galleria The Muse di Portobello.

​

Sono stati anni di grande crescita professionale.

​

Ma soprattutto sono stati gli anni in cui ho capito che la libertà creativa non consiste nel poter fare qualsiasi cosa. Consiste nel poter cercare ciò che ancora non sai esattamente come sarà.

​

E ho capito che l’arte ha senso solo quando nasce da un’esigenza autentica.

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CAMBOGIA

La Cambogia mi ha costretto a pormi domande che non mi ero mai posto prima.

​

Cosa ha fatto una persona per meritare, o non meritare, una situazione di vita piuttosto che un’altra?

​

E, soprattutto, a che cosa serve davvero una fotografia?

​

Durante gli anni in cui ho lavorato con un’organizzazione umanitaria ho capito che un’immagine poteva essere molto più di un’opera o di un incarico. Poteva diventare uno strumento per dare visibilità, sensibilizzare e contribuire, anche solo in piccola parte, a migliorare la vita delle persone.

​

Quell’esperienza ha cambiato per sempre il mio modo di intendere la fotografia.

​

In quegli anni ho visto cose che non avrei mai immaginato di vedere. Ci sono state situazioni in cui fotografavo quasi automaticamente, perché le lacrime non mi permettevano di vedere e il cuore interrompeva qualsiasi ragionamento.

​

Eppure, nemmeno in quei momenti, trascorrere del tempo in Cambogia mi faceva desiderare di tornare in Europa. Era il contrario. Era quando tornavo a casa che iniziavo a contare i giorni che mi separavano dal ritorno a Siem Reap.

​

Poi è arrivata la crisi. La mia situazione economica e personale è cambiata radicalmente e non ho più potuto tornare.

​

Fino a due anni fa, quando il mio amico e compagno di lavoro nell’organizzazione umanitaria, Alessandro Vannucci, mi ha proposto un nuovo lavoro. Questa volta come Photo Tour Leader.

​

E ancora una volta, senza pensarci due volte, ho fatto le valigie.

​

Eccomi qui!! Pronto a condividere con te tutto il mio bagaglio di esperienza come artista e il mio modo di intendere i Photo Tour.

​

In questi due anni ho conosciuto questo mercato e mi sono posto alcune domande.

​

Ho visto molti fotografi viaggiare con la propria attrezzatura alla ricerca della fotografia spettacolare: il monaco, l’anziana, il bambino, il tempio. Ho visto una sorta di competizione per ottenere la fotografia più sorprendente e una progressiva commercializzazione, quasi industrializzazione, della fotografia di reportage.

​

Tutti parlate di Salgado. Ma forse non tutti conoscete il suo modo di lavorare.

​

Salgado, come ogni artigiano, si prendeva il suo tempo. Viaggiava con calma, conosceva, si informava, conviveva, entrava lentamente in relazione con le persone e con i luoghi. E solo alla fine fotografava.

​

L’industrializzazione potrà forse produrre più immagini ma non potrà mai sostituire il tempo necessario per conoscere.

​

Sono consapevole che un Photo Tour deve necessariamente trovare un equilibrio tra due estremi: da una parte la possibilità di trascorrere mesi vivendo insieme a una comunità prima ancora di poterla fotografare; dall’altra una vacanza di dodici giorni, durante la quale si desidera conoscere un luogo e, naturalmente, fotografare.

​

Per me, però, c’è un principio irrinunciabile.

​

Nessuna comunità ci appartiene. Nessuna persona è lì per diventare la nostra fotografia di Facebook o Instagram.

​

Per questo bisogna avvicinarsi con curiosità, con gentilezza e con rispetto. Salutare, parlare, scambiare qualche parola, anche solo per due minuti e sempre chiedere il permesso.

​

La maggior parte delle persone non ha alcun problema a lasciarsi fotografare. Ma immaginate cosa può significare avere dieci persone davanti, ognuna con il proprio teleobiettivo o con un grandangolo a pochi centimetri dal volto.

​

È sufficiente un piccolo esercizio di empatia: pensate a cosa provereste se vostra madre, vostro figlio, vostro nipote o vostra nonna si trovassero improvvisamente nella stessa situazione.

​

PER QUESTO PROPONGO UN MODO DIVERSO DI VIAGGIARE E DI FOTOGRAFARE.

​

Calma. Serenità. Tempo per osservare. Pensare. Riflettere. Conoscere. Chiedere il permesso 

e poi, finalmente, fotografare.

​

Perché quando una fotografia nasce da un incontro, da una relazione e da una storia, smette di essere soltanto una bella fotografia e diventa un’immagine con un significato.

​

E dietro quella fotografia rimangono le persone, le conversazioni, le situazioni, le aneddoti e tutta la vita che l’ha resa possibile.

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CONDIVIDERE

Dopo molti anni trascorsi a fotografare, ho scoperto che c’era un’altra cosa capace di rendermi profondamente felice.

​

Condividere.

​

Non tanto insegnare a usare una macchina fotografica, anche quello, ma accompagnare altre persone nella scoperta del proprio sguardo.

​

Vedere qualcuno fermarsi davanti a qualcosa che fino a quel momento non aveva mai osservato davvero. Aiutarlo a porsi una domanda. Scoprire che una persona può iniziare a fotografare in modo diverso semplicemente perché ha imparato a guardare in modo diverso.

​

È così che sono nati i miei Photo Tour.

 

Non per insegnare a fare fotografie seno per condividere un modo di guardare il mondo.

OGGI

Oggi continuo a fotografare, a scrivere e a viaggiare.

​

Continuo a conoscere persone, luoghi e storie. Continuo a cambiare Paese, ma soprattutto continuo a cambiare sguardo.

​

E continuo a farmi domande.

​

Perché credo che la curiosità non dovrebbe finire mai.

​

Dopo più di trent’anni, la fotografia continua quindi a essere quello che è sempre stata per me: un modo per osservare, per comprendere e per continuare a imparare.

​

Forse è proprio per questo che continuo ancora ad alzare la macchina fotografica.

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VISUAL SOLUTIONS FOR DESIGN

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HO AVUTO LA FORTUNA
DI LAVORARE CON...

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MOSTRE

MOSTRE A:

​

  • Paris "L’Œil du désir" 2008, Galerie Brasili, 19, rue Charlemagne, 75004 Paris, France

  • Pais: Mariposas Art — SITEP, Paris, France — 2015, Exhibition at the Eiffel Tower, Paris

  • Best: "Kunsthuys (voorheen Galerie De Kei)" Sonseweg 39, 5681 BH Best, Pays-Bas 2010

  • Bologna "L’Œil du désir" ART TO DESIGN, Via Porta Nova, 12, 40123 Bologna (BO), Italia 2008

  • Londra: "Human In Negative" The Muse Gallery, 269 Portobello Road, London W11 1LR, UK 2014

  • Barcelona: "The DeeBee Gallery" — DeeBee Group, Co-founded with Dirk Peeters, Carrer de Pujades, 95 · Barcelona, Spain 

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Non fotografo per conoscere il mondo.
Conosco il mondo per poterlo fotografare.

Marcos Domingo Sánchez
Logotipo Marcos Domingo Tours
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MANIFESTO

Non organizzo viaggi per insegnare fotografia, né per collezionare immagini, né per tornare a casa con una scheda di memoria piena.

​

Organizzo Photo Tour perché credo che la fotografia possa insegnarci un modo diverso di stare nel mondo. Viviamo troppo velocemente, viaggiamo troppo velocemente, fotografiamo troppo velocemente.

​

Abbiamo imparato ad arrivare, scattare e ripartire. Io preferisco arrivare, osservare e comprendere. Credo che una fotografia non inizi mai quando solleviamo la macchina fotografica. Inizia molto prima: quando proviamo curiosità per una persona, quando accettiamo di non comprendere una cultura e decidiamo di ascoltare prima di esprimere un giudizio, quando smettiamo di cercare immagini e iniziamo a scoprire storie.

​

Non mi interessa insegnare a fare fotografie tutte uguali. Mi interessa che ogni persona trovi uno sguardo che possa appartenere soltanto a lei. Per questo parlo così poco di regole. Le regole possono insegnare la tecnica, ma non insegneranno mai la sensibilità, la curiosità o il rispetto necessari. Non insegneranno mai ad aspettare.

​

Viaggiare non significa soltanto cambiare Paese. Significa cambiare attenzione.

Scoprire che il mondo è molto più complesso di quanto immaginassimo e che anche noi lo siamo.

​

Non credo nel turismo che consuma i luoghi. Credo nel viaggio che crea legami.

Non credo nel fotografare le persone. Credo nell’incontrarle.

​

E se, dopo tutto questo, arriva anche una fotografia, ben venga. Perché la fotografia non è mai stata l’obiettivo. È sempre stata la conseguenza.

​

Forse è per questo che continuo a viaggiare: per conoscere tutto quel mondo che sento di avere ancora davanti e che ancora non ho finito di comprendere.

​

E finché continuerò a farmi domande, continuerò a sollevare una macchina fotografica.

Marcos Domingo Sánchez
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